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Gli otto immortali

Il Taiji affonda le proprie radici nella filosofia e religione taoista, in cui gli otto immortali svolgono un ruolo di primo piano...

 

 
 

 
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Il Tai Chi Chuan (taijiquan) è un'arte marziale che affonda le proprie radici nella filosofia e religione taoista. Nel corso del XII secolo, in Cina, durante la dinastia Jin (265 d.C. - 420 d.C.) si forma il culto degli otto immortali, che nel corso del tempo sono divenute le figure più importanti del pantheon taoista.

Il culto degli otto immortali (Bā Xiān 八仙), nasce probabilmente per rispondere e fare da contrappunto, in una certa misura, al gruppo dei diciotto luohan (o arhat) del buddhismo.

Le figure degli otto immortali hanno svolto un ruolo molto importante anche nello sviluppo delle arti marziali. Una delle serie di esercizi di Qi Gong più famose, ad esempio, conosciuta come Bā Duàn Jǐn 八段锦 è costituita da 8 esercizi, ognuno dedicato ad uno specifico immortale.

Alcune arti marziali tradizionali cinesi devono il loro nome proprio a loro. Esse prevedono tecniche di lotta ispirate alle caratteristiche di ciascun immortale.

Gli otto immortali erano per lo più uomini comuni che possedevano dei particolari poteri soprannaturali. Poteri che non derivavano da una sacralità innata, quanto piuttosto dalla loro profonda conoscenza dei misteri, delle creature e dei fenomeni, del mondo naturale.

Il taoismo è principalmente una religione cosmica, centrata sul posto e la funzione dell'essere umano nel mondo, di tutte le creature e dei fenomeni in esso contenuti. La pratica del Tai Chi Chuan (Taijiquan) è infatti anche strumento per la comprensione del mondo naturale, strumento per mettersi in contatto con il mondo che ci circonda.

RELTÀ O LEGGENDA
Che siano considerati personaggi storici, semi-storici o leggendari, gli otto immortali rappresentano i poteri che derivano dal trascendere i limiti dell'esistenza umana ordinaria.

I loro poteri includono:

- L'abilità di trasformarsi in creature e oggetti diversi;
- Corpi straordinari che non invecchiano e che sono capaci di azioni fisiche sorprendenti;
- Abilità per il controllo di persone, animali e oggetti attraverso il controllo del Qi;
- Il dono della guarigione;
- La capacità di prevedere il futuro;

Anche per i taoisti che non credono nell'esistenza letterale degli otto immortali e nei poteri che rappresentano, questi personaggi offrono una fonte di ispirazione.

Gli otto immortali del taoismo possono essere interpretati in modo psicologico, sono degli archetipi, proprio come i personaggi di altre antiche mitologie nel corso del tempo sono divenuti il simbolo dei bisogni e dei desideri umani a livello collettivo.

LA TRAVERSATA DEI MARI
Gli otto immortali sono spesso raffigurati mentre compiono una delle loro formidabili imprese, la più importante di queste è sicuramente la “Traversata dei Mari”.

Un giorno gli otto immortali decisero di recarsi ad ammirare le meraviglie del mare, ma la divinità Lu Yuan impose loro di rinunciare al loro abituale mezzo di trasporto: una nuvola.

Gli otto immortali per compiere la loro impresa dovettero camminare sulle acque, ognuno con l'aiuto del proprio oggetto magico (il bastone, la spada, il ventaglio, il flauto, l’asta di ferro, ecc...).

Nello svolgimento dell'avventura si scontrarono con un potente dragone, che sconfissero senza grandi difficoltà, a sottolineare la forza e la straordinarietà dei poteri posseduti dagli immortali.

Poteri che li permettevano di resuscitare i morti dall’aldilà, trasformare gli oggetti in oro, diventare invisibili, divenire come montagne, trasformarsi in animali e così via...

La leggenda vuole anche che essi dovessero recarsi almeno una volta l’anno sulle montagne tibetane per incontrare Xi Wang Mu. Gli otto immortali dovevano incontrarsi una volta all’anno nelle montagne della catena Kunlun Shan, tra il Tibet e il Turkestan, luogo di residenza di Xi Wang Mu, la "Dama-Regina dell'Ovest", importante divinità del pantheon cinese.

Questa divinità, chiamata "madre d'oro", presiedeva al loro incontro in mezzo a fiori di corallo e ad altre meraviglie, come le pesche d'orate dell’immortalità, che secondo la tradizione maturavano soltanto ogni 3.000 anni.

Nell'iconografia cinese, Xi Wang Mu è spesso rappresentata seduta su una grande gru celeste, tradizionale cavalcatura degli immortali, nonché simbolo di vita eterna.

GLI OTTO IMMORTALI

Zhōnglí Quán 钟离权

Zhongli QuanÈ il capo degli otto immortali, nato durante il periodo degli Han. Zhongli Quan è solitamente rappresentato con la pancia tonda e scoperta, dal petto gonfio d'aria, da una lunga barba e dai capelli racconti ai lati con due bobine. Porta con sé un ventaglio di piume che ha il potere di resuscitare i morti, di cacciare le creature malefiche e nell'alltra mano tiene la pesca dell'immortalità o il fungo magico della longevità.

La leggenda narra che potenti raggi di luce inondarono la stanza al momento della sua nascita. Non emise nessun suono fino al suo settimo giorno di vita, quando alzandosi in piedi esclamò:

"I miei piedi hanno vagato nel palazzo di porpora degli Xian (Immortali),
il mio nome è registrato nella capitale dell'Imperatore di Giada."

Zhongli fu un generale dell’impero Han, ma abbandonò l’incarico dopo aver conosciuto un vecchio eremita che gli rivelò i segreti del Dao.

Dopo quest’incontro scelse di abbandonare la vita governativa e di ritirarsi su una montagna vivendo come un eremita. Un giorno, durante la pratica di meditazione nella sua grotta, nella parete di roccia si aprì un varco, rivelando un prezioso vaso di giada che conteneva i segreti per diventare un immortale.

Lǚ Dòng bīn 吕洞宾

Lu DongbinÈ personaggio storico menzionato nel libro "storia della canzone" è considerato uno dei primi maestri dell’alchimia interna dell’arte neidan (tecniche taoiste di longevità).

Questo secondo immortale rivaleggia in celebrità con il primo. Si riconosce per il suo berretto taoista, detto berretto del “Maestro Lù”, ma anche per lo scacciamosche, chiamato “scopa per le nuvole”, e per la spada miracolosa sulla quale poteva salire in piedi e attraversare fiumi e nubi, senza affondare, né cadere, che teneva legata dietro alla schiena.

La spada magica gli fu donata sul monte Lushan, quando aveva vent’anni, da un drago di fuoco e gli serviva anche per sconfiggere qualsiasi genere di mostro.

A cinquant'anni, gli fu confidato da Zhongli Quan il segreto dell'immortalità, insieme all’arte della trasformazione alchimistica che desiderava ardentemente diffondere tra gli uomini.

I suoi poteri e le sue armi magiche gli furono concesi dopo aver superato la prova delle "dieci tentazioni”. Durante i secoli che trascorse sulla terra, portò a termine innumerevoli imprese in tutto l'impero.

Hé Xiān Gū 何仙姑
La donna immortale

He XianguÈ l’unica donna del gruppo degli otto immortali. È rappresentata come una ragazza affascinante, che porta su una spalla un lungo gambo di loto, terminante con un fiore o con una capsula di semi.

Questo stelo di loto magico è in grado di guarire qualsiasi malessere fisico e mentale. Alle volte è rappresentata con uno scettro.

Nata da un bottegaio dello Hunan ai tempi dell'imperatrice Wu Zetian (690-705), la vergine immortale He Xiangu quando compì 14 o 15 anni, un personaggio divino le apparve in sogno e le consiglio di mangiare polvere di madreperla, in modo che il suo corpo potesse rimanere evanescente ed eterno.

Ha l'aspetto di una dama che volteggia da una cima all’altra nei Monti di Nacre.

Lǐ Tiě Guǎi 李铁拐
dalla stampella di ferro

Li TieguaiQuesto immortale è descritto come l’immortale irrascibile e irritabile, ma anche generoso con i poveri, i malati ed i bisognosi, le cui sofferenze vengono alleviate da una speciale medicina estratta dalla sua zucca. Simboleggia la medicina e la sua immagine era usata come emblema per le farmacie.

La leggenda narra che, prima di diventare un immortale, fu convocato da Laozi nei monti della Longevità per incontrare gli altri immortali. Prima di partire, disse al suo discepolo, Li Ching, di aspettare per sette giorni il suo ritorno. Se non fosse tornato entro questo periodo di tempo, Li Ching avrebbe dovuto bruciare il suo corpo, perché significava che Li Tieguai sarebbe diventato un immortale.

Dopo sei giorni e mezzo, l'allievo fu costretto a tornare a casa per visitare la madre malata che era ormai in punto di morte e bruciò il corpo del maestro in anticipo. Quando lo spirito di Li Tieguai tornò, vide che il suo corpo era stato bruciato e partì allora alla ricerca di un altro corpo.

In un bosco, trovò il cadavere di un mendicante zoppo e orrendo, morto per la fame. Da quel giorno Li Tieguai si trovò in questo corpo d’invalido.

Laozi gli regalò una gruccia di ferro, da cui deriva il suo soprannome, "Li stampella di ferro". Fu proprio Xi Wang Mu, la "La dama dell'Ovest", a rivelargli l'arte dell’immortalità.

Zhāng Guǒ Lǎo 张果老
il vecchio

Zhang GuolaoÈ uno dei tre immortali che sono realmente esistiti e normalmente simboleggia la vecchiaia. Lao, inserito nel suo nome, significa per l’appunto vecchio. Zhang Guo era un alchimista che viveva da eremita sulle montagne dello Shanxi durante la Dinastia Tang.

Tra i poteri magici che possedeva c'era quello dell'invisibilità. Era un praticante di Qi Gong. È spesso raffigurato come un vecchio barbuto, dallo sguardo vivace, talvolta con in testa un berretto da letterato, ornato di una piuma di fenice.

Porta sempre sulla schiena un bambù cavo da cui escono due bacchette piegate (uno strumento musicale a percussione). Viaggiava su una infaticabile mula bianca, capace di percorrere quotidianamente centinaia di chilometri.

Zhang è raffigurato sia seduto sul dorso della mula, sia seduto alla rovescia, voltato dalla parte della coda. Venuta la notte, appiattiva la sua mula come un foglio di carta, la piegava in quattro o in otto parti e la metteva al riparo nella sua borsa o nella scatola per i fazzoletti, che talvolta gli si vede tenere in mano. La mattina sputava sulla carta e la inumidiva, poi restituiva alla mula le sue forme animali naturali.

Hán Xiāng Zi 韩湘子
il filosofo

Han XiangziÈ il patrono dei musicisti. Incarna la giovinezza. Sembra sia vissuto all’inizio del IX secolo. Si dice che fosse nipote di Han Yu, un importante uomo di Stato presso la corte Tang.

Era l’allievo preferito dell'immortale, Lǚ Dòng Bīn. Era solito vagabondare in mezzo alla natura, incantando gli uccelli e perfino gli animali selvatici per mezzo del suo flauto, per questo è il patrono dei musicisti.

Han cadde dall’albero che conduceva alla sua dimora e, in quell’attimo, divenne un immortale.

Cáo Guó Jiù 曹国舅
lo zio imperiale

Cao GuojiuÈ l'ultimo degli otto immortali ed è il patrono degli attori e di tutti coloro che esercitano la professione teatrale. Prima di ritirarsi tra i monti, sembra che sia stato ministro della dinastia Song: era legato alla famiglia imperiale, essendo il fratello minore dell’imperatrice Cao Hu. Divenne un eremita per evitare la vergogna di avere un fratello assassino.

Usava coprirsi i piedi di piante selvatiche. Gli immortali gli proposero di entrare nel gruppo e gli concedettero la ricetta dell'immortalità, i quali erano alla ricerca di un ottavo compagno meritevole di far parte del loro gruppo.

È spesso rappresentato con la pettinatura tipica dei mandarini, con un corno e alette laterali. Ha spesso in mano delle nacchere, ma talvolta anche con uno scacciamosche. Può anche venir rappresentato vestito sfarzosamente con la doppia cintura dei frequentatori della corte imperiale.

Lán Cǎihé 蓝采和

Lan CiaheÈ il meno noto degli otto immortali ed è considerato patrono dei fiori. L'età ed il sesso di Lan Caihe sono sconosciuti. La divinità è spesso rappresentata come un ermafrodito. Nella sua rappresentazione più nota è un ragazzo effeminato con un cesto di fiori di bambù, generalmente suona il flauto o i piatti.

Secondo la leggenda ha un carattere fuori dal normale ed è noto per le sue stravaganze. Indossa solamente calzoncini e piccole leggere magliette d'inverno e una pesante giubba e pantaloni lunghi d'estate. Cammina normalmente con un piede scalzo e l'altro calzato.

Aveva l'abitudine di dormire nella neve, in inverno, e quando lo faceva nuvole di vapore si alzavano dal suo corpo immortale eternamente caldo.

Francesco Russo

 

 
 

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